L’autore Giovanni Nocella presenta il suo titolo CODICE D’ONORE – Lorenzo Guerra e la Congiura di d’Avalos in occasione della Libreria dei self publisher 2025 @SalTo2025.
Vittoria Colonna: la marchesa di Ischia che ha lasciato un segno nella storia di Napoli
“Un uomo in una donna, anzi uno dio / per la sua bocca parla…” – Michelangelo Buonarroti
Nella storia della Napoli del Rinascimento, dove potere, arte e spiritualità si intrecciavano in modo unico, il nome di Vittoria Colonna brilla ancora come quello di una delle donne più influenti e affascinanti del suo tempo. Nobildonna, poetessa, mecenate e protagonista del dibattito religioso e culturale del Cinquecento, fu anche una figura centrale per la storia intellettuale e spirituale di Napoli e del suo golfo.
Ischia e Napoli: il cuore del suo mondo
Il legame tra Vittoria Colonna e Napoli è profondo e duraturo. Visse per anni nel Castello Aragonese di Ischia, dove insieme al marito – il celebre condottiero spagnolo Fernando Francesco d’Avalos – trasformò l’isola in una vera capitale culturale alternativa, frequentata da poeti, artisti e pensatori.
La marchesa ricevette e dialogò con figure come Jacopo Sannazaro, Giovanni Pontano, Bernardo Tasso, coltivando la lingua italiana e i nuovi fermenti spirituali. Ischia divenne il suo rifugio, la sua corte e il suo laboratorio intellettuale. In quegli anni, la cultura napoletana si arricchiva anche grazie al suo contributo.
Una donna tra fede, politica e poesia
Nata a Marino da una delle famiglie più potenti d’Italia, i Colonna, e legata per sangue anche ai Montefeltro di Urbino, Vittoria scelse però Napoli e il suo golfo come scenario della propria vita e delle proprie battaglie. Dopo la morte del marito, fu protagonista discreta ma coraggiosa di mediazioni politiche – durante i conflitti tra il papato e la sua famiglia – salvando prigionieri e aiutando il popolo durante e dopo il terribile Sacco di Roma del 1527, al quale scampò proprio rifugiandosi a Ischia.
Michelangelo – Vittoria Colonna
L’incontro con Michelangelo e l’eredità spirituale
Rientrata a Roma, nel 1536 conobbe Michelangelo Buonarroti, che la venerò come musa e guida spirituale. Il loro fu un dialogo profondo, fatto di poesia, arte e riflessione religiosa. Michelangelo le dedicò versi struggenti e perfino una Crocifissione, nella quale, dopo la sua morte, ritrasse Vittoria nel volto della Maddalena. Un atto di amore e ammirazione che sancì per sempre la grandezza spirituale della marchesa.
Perché ricordarla oggi come “donna di Napoli”
Perché Napoli non è solo la città racchiusa tra Spaccanapoli e i Quartieri, ma è anche il mare, le isole, il pensiero libero e la poesia. Vittoria Colonna ha dato voce a tutto questo. A Ischia ha difeso il sapere e la libertà spirituale, ha protetto vite umane e ha scritto alcuni tra i più alti versi del Rinascimento.
Il suo nome è inciso nei monumenti e nelle biblioteche, ma soprattutto vive nella memoria culturale di una città che non dimentica chi l’ha resa più luminosa. Per questo, Vittoria Colonna è e resta una delle grandi Donne di Napoli.
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Salone Internazionale del Libro di Torino 2025: una vetrina per il romanzo storico e il self-publishing
Il Salone Internazionale del Libro di Torino 2025, tenutosi dal 15 al 19 maggio al Lingotto Fiere, ha confermato la sua centralità nel panorama editoriale italiano, una vetrina con un focus particolare per il romanzo storico e sul crescente fenomeno del self-publishing.
Il romanzo storico tra editori e autori affermati
Il genere del romanzo storico ha avuto una presenza significativa al Salone, con numerosi editori e autori che hanno presentato le loro ultime opere. Tra i nomi di spicco, Alice Basso ha continuato a riscuotere successo con la sua serie ambientata negli anni ’30, mentre Enrico Pandiani, noto per i suoi noir storici ambientati a Torino, ha partecipato attivamente, presentando il suo ultimo lavoro che esplora le sfumature della città attraverso il tempo .
Self-publishing: una realtà in crescita
Il Salone ha dedicato uno spazio significativo al self-publishing, con la “Libreria dei Self Publisher” che ha ospitato 250 autori selezionati tra oltre 750 candidati . Questo spazio ha permesso agli autori indipendenti di presentare e vendere direttamente le proprie opere, evidenziando la crescente importanza del self-publishing nel panorama editoriale italiano.
Tra gli autori presenti, Ren D. Rice ha attirato l’attenzione con il suo romanzo d’esordio “Revolution”, mentre altri autori hanno condiviso le loro esperienze e strategie per emergere nel mercato editoriale senza il supporto di una casa editrice tradizionale.
Un appuntamento imperdibile.
Il Salone del Libro di Torino 2025 ha evidenziato la vitalità del romanzo storico e la crescente rilevanza del self-publishing.La manifestazione ha offerto una piattaforma per autori affermati e emergenti, favorendo l’incontro tra tradizione e innovazione nel mondo dell’editoria.
Anche per gli appassionati di thriller storici e per gli autori indipendenti, il Salone si conferma un appuntamento imperdibile, capace di offrire spunti, ispirazione e opportunità di crescita professionale.
Essere presenti è importante.
Prima di essere selezionato ero incerto se partecipare o meno. A esperienza fatta posso confermare che ne è valsa la pena. Essere presente al Salone come self publisher, dopo aver superato una selezione che verifica la qualità e la validità editoriale dei miei romanzi, mi ha consentito di sentirmi un passo avanti rispetto all’esordio. Di acquisire la consapevolezza di esser sulla giusta strada che, come per qualsiasi altra attività e salvo colpi di fortuna, è comunque lunga e difficile. Da non dimenticare la possibilità che ho avuto di entrare in contatto diretto con il mio pubblico e soprattutto di creare una serie di rapporti umani con gli altri autori self come me e la possibilità di fare squadra con loro.
Salone del Libro di Torino 2025: la mia prima volta da self publisher
Dal 15 al 19 maggio
sarò alSalone Internazionale del Libro di Torino, nello spazio dedicato ai self publisher: Padiglione 2, Stand G118-H117. Lo dico con un certo orgoglio, perché non è una cosa da poco.
Quest’anno sono stati selezionati solo 250 autori indipendenti, sui 350 posti previsti e rispetto ai 303 ammessi lo scorso anno. Non è un numero buttato lì: significa che alcune centinaia di autori che si sono proposti sono stati esclusi. E non per caso. Il Salone ha scelto con rigore, valutando impaginazione, copertine, qualità della scrittura, editing… tutti aspetti che, nel self publishing, spesso vengono sottovalutati, o sacrificati in nome della fretta di pubblicare. Esserci, quindi, senza un editore alle spalle, senza raccomandazioni o scorciatoie, è per me una piccola grande soddisfazione. È il riconoscimento che il mio lavoro ha una dignità editoriale, che la mia voce merita uno spazio anche in mezzo ai colossi del settore.
Il Self Publishing al Salone: non più un’eccezione, ma una realtà
Fino a qualche anno fa, dire “sono un self publisher” equivaleva quasi a doversi giustificare. Come se pubblicare in autonomia fosse una scorciatoia per chi non era “abbastanza bravo”. Oggi le cose stanno cambiando. Lentamente, sì, ma cambiano. Il fatto stesso che il Salone di Torino – il più grande evento letterario in Italia – dedichi una Libreria dei Self Publisher, con spazi espositivi curati, turni organizzati, e una selezione seria, vuol dire che il self publishing non è più l’ultimo vagone del treno. È parte del viaggio. È una scelta. E spesso è una scelta coraggiosa.
Essere lì, tra i lettori
Sarò presente per tutti e cinque i giorni del Salone. Non solo con i miei libri, ma con la voglia di confrontarmi con lettori, colleghi autori, editor, professionisti e curiosi e, perchè no, qualche casa editrice interessata. Non vado a Torino per vendere copie (anche se, ovviamente, male non farebbe). Vado per esserci. Per far sentire la mia voce. Perché ogni lettore che sfoglia una mia pagina, ogni collega che si ferma a scambiare due parole, ogni contatto che nasce in quei corridoi, è un seme piantato nel terreno giusto.
Se capiti da quelle parti, passa a salutarmi: Padiglione 2 – Stand G118-H117. Ti racconterò la mia storia. Magari ci scappa anche un buon libro.
📚 Segnala il tuo libro del cuore al Premio Napoli 2025!
Hai tempo dal 1° al 30 aprile per proporre due titoli che secondo te meritano di concorrere al prestigioso riconoscimento della Fondazione Premio Napoli. 🔗
Anche quest’anno il tema è “Racconti del Mediterraneo” 🌊 Storie che nascono o si ispirano all’anima viva del Mediterraneo: identità, culture, conflitti, eredità, storia.
Saranno i lettori ad avere la facoltà di segnalare, direttamente sul sito della Fondazione Premio Napoli, non più di due titoli per ciascuna delle sezioni istituite.
👉 Tra i libri che puoi segnalare c’è anche il mio romanzo:
Un’opera di narrativa storica scritta da un napoletano (io!), che rievoca un fatto realmente accaduto nella Napoli del ‘600, tra onore, potere, intrighi e l’inconfondibile spirito di Partenope.
Se pensi che “Codice d’Onore” meriti di rappresentare Napoli e il Mediterraneo in questa occasione, puoi segnalarlo qui 🔗
Ogni segnalazione conta. Aiutami a portare questa storia oltre i confini della carta e del web. Compila il form 🔗 che trovi sul sito della Fondazione indicando per la sezione Narrativa e Saggistica : Codice d’Onore – Lorenzo Guerra e la Congiura di d’Avalos, Giovanni Nocella, Self Pubilsher
Annella di Massimo, la pittrice geniale (e dimenticata) del Seicento napoletano
A Napoli, al Vomero, c’è una strada che porta il suo nome: Annella di Massimo. Ma pochi sanno davvero chi fosse questa donna straordinaria che, nel pieno del Seicento, osò impugnare il pennello in un mondo dominato dagli uomini. E lo fece con tale forza da lasciare un segno profondo, anche se oggi la sua arte rischia di sparire nel buio della leggenda.
Annella Di Massimo – Presunto autoritratto
Nata nel 1602
Nacque in una famiglia di pittori, Diana De Rosa, detta Annella, sorella maggiore di Giovan Francesco (Pacecco De Rosa) e si formò prima nella bottega del patrigno Filippo Vitale, poi sotto la guida del fratello Pacecco. Ma la svolta fu l’incontro con Massimo Stanzione, il maestro dei maestri, uno dei grandi del barocco napoletano. Fu subito chiaro che Annella aveva qualcosa in più: talento, visione, determinazione. Non era solo un’allieva: era la sua pupilla prediletta, forse anche musa. Copiava i suoi bozzetti, lo affiancava nei lavori, lo completava. E qualcuno mormorava che, talvolta, lo superasse pure.
Voci e pettegolezzi.
Questa vicinanza, però, scatenò chiacchiere. E in un ambiente carico di gelosie e invidie, le voci bastavano a rovinare tutto. Il marito di Annella, Agostino Beltrano, anche lui pittore e allievo di Stanzione, cominciò a guardarla con sospetto. Il biografo settecentesco Bernardo De Dominici, mai avaro di dramma, racconta che un giorno, accecato dalla gelosia per un presunto abbraccio tra la moglie e il maestro, Beltrano l’avrebbe uccisa con un colpo di spada. Un classico delitto d’onore, oggi diremmo femminicidio.
Gesù nella bottega di Giuseppe (particolare)
La realtà
Una bella storia da romanzo nero. Peccato sia falsa. Nel 1951, lo storico Ulisse Prota Giurleo trovò l’atto di morte di Annella: morì di malattia il 7 dicembre 1643, a soli 41 anni, non trafitta dal marito, ma dopo una vita di successi e un’eredità cospicua lasciata ai figli. L’ennesima donna schiacciata tra realtà e leggenda, vittima non di una lama ma di una narrazione tossica.
Fama e successo
Famosa per la sua bellezza, tanto che insieme alle sorelle Lucrezia e Maria Grazia, la quale sposò Juan Do, furono soprannominate le «tre Grazie napoletane», Diana conquistò Napoli. Tutti volevano un suo quadro: nobili, chiese, mecenati. La sua fama crebbe al punto da farle ottenere, grazie all’intercessione di Stanzione, due prestigiose commissioni per la chiesa della Pietà dei Turchini: La Nascita e La Morte della Vergine. Opere pubbliche, finalmente visibili a tutti. Eppure, la sua ascesa fu accompagnata da dicerie velenose: che i suoi dipinti fossero in realtà firmati da Stanzione o realizzati dal marito.
Sofonisba con la coppa del veleno
Oggi
Purtroppo, con buona pace dei critici e delle attribuzioni incerte, di Annella ci restano pochissime opere riconosciute. Quelle due tele nei Turchini, forse un Sposalizio della Vergine conservato nel Museo Diocesano e qualche altra opera che con il tempo e una più attenta valutazione le viene riconosciuta. Il resto è sparito, attribuito ad altri o semplicemente dimenticato. Una “pittrice senza opere”, come qualcuno l’ha definita. Eppure, il suo nome compare negli inventari d’epoca. Esistette, lavorò, si fece pagare. Annella c’era. Eccome se c’era.
Una pittrice da riscoprire
Allora perché nessuno la ricorda? Perché Artemisia Gentileschi è celebrata ovunque e Annella resta un’ombra? Forse perché la storia ama i drammi clamorosi e dimentica quelli quotidiani. O forse perché Annella non ha mai avuto chi la difendesse, chi ne custodisse il ricordo.
Ma ora tocca a noi. Raccontarla, riscoprirla, ridarle volto e voce. Perché Napoli non ha avuto solo Artemisia. Napoli ha avuto Annella. E non era seconda a nessuno. Perchè Diana De Rosa, Annella di Massimo, è una donna di Napoli
Femminielli, Ricchioni e Sodomiti tra Storia e Romanzo – Termini che nel ‘600 potevano segnare il destino di un uomo. Nei miei romanzi esploro la fragilità della reputazione in un’epoca in cui un semplice sospetto poteva portare alla rovina.