Isolotto di San Leonardo Pianta Stopendaal 1663

L’Isolotto di San Leonardo

L’Isolotto di San Leonardo: l’isola scomparsa della Riviera di Chiaia

Le Storie di Napoli di Nonno Arturo

Passeggiando per via Caracciolo,

lungo la Villa Comunale, nonno Arturo e suo nipote Peppeniello si fermano ad osservare alcuni pescatori intenti a rammendare le loro reti lungo la strada. 

Il nonno indica con un cenno del capo al ragazzo il mare che si estende davanti a loro. «Che bella giornata!»

«Nonno, lo sai che il maestro ci ha detto che qui, lungo la Riviera di Chiaia, una volta c’era un’isola? È davvero così?»

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Arturo sorride. «E bravo il tuo maestro! Non se ne parla più tanto, ma sì, qui c’era l’isolotto di San Leonardo.»

Peppeniello sgrana gli occhi. «Un’isola vera?»

«Verissima! Un piccolo scoglio affiorante dal mare, proprio qui davanti, dove adesso c’è la Rotonda Diaz.

Vedi? Dove c’è quella statua equestre. Oggi non esiste più perché è stato inglobato nel litorale con i lavori di riempimento della costa tra ‘700 e ‘800. Ma per secoli è stato un punto di riferimento per i pescatori e i marinai.»

Peppeniello scruta il mare. 

Perplesso, si gira verso il nonno. «E perché si chiamava così?»

Pianta Baratta1628 Particolare
Pianta Baratta 1628 Particolare

«Perché sopra c’era una cappella dedicata a San Leonardo, protettore dei prigionieri e dei carcerati. La fece costruire un ricco mercante castigliano nel 1028 dopo essere scampato a una tempesta. Devi sapere che un tempo, chi tornava da un naufragio o si salvava da una tempesta, spesso faceva voto al santo e andava a ringraziarlo lì. Vicino alla cappella sorse una piccola taverna e poi un ormeggio per i pescatori, qualche casupola, un monastero e si formò un piccolo borgo.»

«Quindi ci si arrivava in barca?»

«Anche! L’isolotto in realtà era a pochi passi dalla riva, così ci si accedeva direttamente dalla spiaggia, passando sotto un arco sormontato da una grande croce. Si percorreva poi una lunga banchina in legno costruita sul mare. Però era abbastanza lontano e isolato da essere un perfetto luogo di rifugio e di preghiera. Pensa che alcuni lo chiamavano anche “Scoglio di San Leonardiello” per via delle sue piccole dimensioni.»

L’isola che non c’è.

Peppeniello si guarda attorno, cercando tracce dell’isola scomparsa. «Ma com’è possibile che sia sparita?»

Arturo mette una mano sulla spalla di Peppeniello, per accingersi ad attraversare la rotonda. «Nel tempo, Napoli ha avuto bisogno di più spazio. Nel ‘700 e nell’800, per abbellire la città e migliorare la viabilità, si sono fatti molti lavori sul lungomare. La Villa Reale, che oggi chiamiamo Villa Comunale, fu ampliata, e la costa venne allungata con materiale di riporto. Così l’isolotto finì per essere unito alla terraferma. Ma l’isola ebbe anche una storia intrigante: fu rifugio per naufraghi, esiliati e persino luogo di fuga per nobili in pericolo, come la principessa Vannella Gaetani, che riuscì a scappare di nascosto da lì con i figli durante la Congiura dei Baroni.»

«E la cappella?»

«Purtroppo, con il tempo è andata distrutta, come tutto il resto. Ma per secoli fu un punto importante per i marinai e per la città intera. Devi sapere che il golfo di Napoli è cambiato tanto nel corso dei secoli. Pensa che prima della costruzione del porto, i pescatori avevano le loro barche attraccate proprio qui vicino!»

Peppeniello sospira. «Peccato, sarebbe stato bello vederla ancora.»

Arturo annuisce. «Sì, ma la memoria di Napoli è come il mare: anche se qualcosa scompare dalla vista, resta sempre nel cuore di chi ama questa città.»

Peppeniello sorride. «Allora possiamo dire che l’isolotto di San Leonardo c’è ancora, anche se non si vede!»

Ad Arturo scappa una risata. «Bravo! Basta solo sapere dove guardare…»

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