Muziki

Ti aspetto al Campania Libri Festival 2026

Ti aspetto al Campania Libri Festival 2026

Napoli – Palazzo Reale, 1-4 ottobre 2026

Campania Libri Festival 2026 - locandinaDal 1° al 4 ottobre 2026 il Palazzo Reale di Napoli ospita il Campania Libri Festival, la fiera dell’editoria promossa dalla Regione Campania, con ingresso gratuito. Io ci sarò con l’associazione Muziki e con i miei romanzi storici ambientati nella Napoli del passato.

Cosa trovi allo stand

Gli altri due titoli della trilogia sul Seicento, Il Tesoro della Certosa e Alla Corte di Masaniello, sono disponibili su Amazon:

https://www.amazon.it/dp/B0BN3ZWZBQ

https://www.amazon.it/dp/B0CKNBHYTB

Mappa Cortile BelvedereDove trovarmi

  • Stand 72 (Muziki Music Studio), Cortile del Belvedere
  • Venerdì 2, sabato 3 e domenica 4 ottobre

Venerdì 2 ottobre, ore 15:00 – Cortile del Belvedere
Il romanzo storico. Presentazione dei libri di Giovanni Nocella, nell’ambito del Romance Book Party, a cura di Muziki e SEV Management. Parlerò di Napoli, di come nascono i miei romanzi e del lavoro di ricerca storica che sta dietro ogni storia.

Come orientarti

Dopo l’ingresso a Palazzo Reale, cerca il Cortile del Belvedere: lo stand 72 è nella fila dei numeri pari.

Firma delle copie

Presentazione
Presentazione – Venerdì ore 15.00

Se hai già acquistato uno dei miei romanzi, portalo: sarò felice di firmarlo e dedicarlo. Mi trovi allo stand nei seguenti orari:

  • Venerdì 2 ottobre: 11.00-13.00 / 16.00-18.00
  • Sabato 3 ottobre: 11.00-13.00 / 15.00-17.00 e 19.00-20.00
  • Domenica 4 ottobre: 11.00-13.00 / 15.00-16.00 e 18.00-19.00

Negli altri orari sarò comunque presente in giro per il Festival

Chi sono

Sono Giovanni Nocella, scrivo thriller e romanzi storici ambientati a Napoli, dal Trecento al Settecento. I miei libri sono raccolti nella collana Cronache Partenopee: intrighi, delitti e vita quotidiana in una città che cambia volto attraverso i secoli. I miei romanzi sono stati selezionati al Salone Internazionale del Libro – Libreria Self per il 2025 e il 2026

Non puoi venire?

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Vernet - Battaglia al ponte di Arcole - quadro

Napoli 1794: la paura del contagio francese

Napoli 1794: la paura del contagio francese

Come il terrore della Rivoluzione arrivò nelle sale nobiliari e nelle cucine della capitale del Regno

La Touche Treville - ritratto
La Touche Treville – ritratto

Nel dicembre del 1792

una squadra navale francese getta l’ancora nel golfo di Napoli. Al comando c’è il contrammiraglio Latouche-Tréville, e il messaggio che porta non ha bisogno di troppe parole: se il Regno delle Due Sicilie non riconosce la Repubblica francese, si bombarda la città. Ferdinando IV cede. Non è un’occupazione, non c’è nemmeno uno sparo, ma è un affronto che la corte non dimentica, e che, soprattutto, non perdona.

Perché in quello stesso periodo a Napoli c’è già chi guarda a Parigi con occhi diversi: non con paura, ma con speranza.

Una città divisa tra due paure

La regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena non ha bisogno che le si spieghi cosa significhi una rivoluzione: sua sorella è Maria Antonietta. Quando nell’ottobre del 1793 la notizia della sua decapitazione arriva a Napoli, non è solo un lutto di corte. È un segnale che attraversa la città come una scossa, e che spaventa persino chi la rivoluzione la desiderava. Si racconta che proprio in quei giorni alcuni cospiratori napoletani, terrorizzati dalle conseguenze di ciò che stavano diffondendo, gettarono di notte in mare duemila copie appena stampate della Costituzione francese, il documento che dovevano far circolare in tutto il Regno.

Maria Carolina d'Asburgo . ritratto
Maria Carolina d’Asburgo . ritratto

Napoli, in quell’autunno, vive dunque una doppia paura: quella della corte, che teme il contagio delle idee; e quella dei cospiratori, che temono la vendetta della corte.

Il monzù e il nemico in cucina

C’è un dettaglio che racconta questa contraddizione meglio di qualunque cronaca politica, ed è quello che rende il 1794 napoletano così ricco per chi scrive storie: mentre la Vicaria dà la caccia ai simpatizzanti francesi, nelle cucine dei palazzi nobiliari lavora il monzù, lo chef di formazione francese, spesso allievo diretto o indiretto della grande cucina d’Oltralpe, il cui titolo stesso, storpiatura napoletana di monsieur, è un marchio di prestigio. La stessa aristocrazia che teme le idee della Francia rivoluzionaria non rinuncia al suo gusto francese: alla sua cucina, alla sua lingua nei salotti, ai suoi modi a tavola. Si può disprezzare la Francia dei giacobini e insieme pretendere una sauce alla francese sulla propria tavola: è un’incoerenza che la nobiltà napoletana dell’epoca non sembra avvertire come tale, ed è un terreno narrativo fertilissimo.

Monzù a Napoli - caricatura
Monzù a Napoli – caricatura

Un Regno che paga due volte

Questa tensione politica non resta confinata ai palazzi. Il Regno sta già sostenendo i costi di un riarmo difensivo e di una politica estera sempre più ostile alla Francia, mentre i traffici commerciali con l’estero, che passavano anche attraverso operatori e mercanti francesi presenti a Napoli, si fanno più difficili. È un doppio costo, quello che grava sulla popolazione: da un lato l’irrigidimento fiscale, necessario a finanziare sorveglianza e apparato repressivo, dall’altro l’incertezza che raffredda i commerci in un momento in cui il Regno avrebbe bisogno di stabilità, non di sospetto reciproco. Chi vive di piccolo commercio, di bottega, di mestiere artigiano, sente questi effetti prima e più a lungo di chi vive di rendita nobiliare.

Un anno che si può solo raccontare in parte

Su questi mesi la documentazione è ricca ma non uniforme: sappiamo con certezza della minaccia navale del 1792, della fondazione della Società Patriottica, della paura seguita all’esecuzione di Maria Antonietta. Meno documentati, e più affidati alle memorie e alle ricostruzioni ottocentesche, sono i dettagli minuti della vita quotidiana in quei mesi di sospetto, quanto, cioè, il napoletano comune percepisse davvero questa tensione politica nel proprio lavoro di ogni giorno. È proprio in questo margine, tra il documentato e il verosimile, che la narrativa storica può muoversi con onestà.

Napoli, nel 1794, non sa ancora che quella paura di corte sfocerà in pochi mesi in un processo e in tre impiccagioni a Largo di Castello. Ma la città la respira già, in ogni bottega, in ogni salotto, in ogni cucina dove si serve alla francese un pranzo che la Francia stessa, in teoria, farebbe orrore vedere apprezzato.