Menuccia e le Culottes: Una Visionaria nella Napoli del XVII Secolo
Cosa indossavano le donne nel XVII secolo?

Menuccia e le culottes.
Nel XVII secolo, la biancheria intima femminile era praticamente inesistente. Le donne, indipendentemente dal ceto sociale, indossavano camicie lunghe sotto le gonne e gli abiti, ma non portavano nulla di simile alle mutande moderne. Questo non solo per una questione di abitudine, ma anche a causa di radicati pregiudizi sociali e culturali.
Le donne dell’epoca indossavano camicie di lino o cotone sotto gli abiti. Queste camicie avevano una funzione igienica, assorbendo il sudore e proteggendo le vesti esterne, che erano molto costose e difficili da lavare. Le gonne, spesso abbondanti e a più strati, garantivano una certa copertura e, secondo i dettami morali dell’epoca, l’assenza di biancheria intima rappresentava la normalità. Cosa che nel periodo mestruale esponeva la donna a momenti di disgusto e imbarazzo, salvo il ricorso a fasce malamente legate in vita.
Mentre gli uomini aristocratici indossavano le culottes, pantaloni al ginocchio chiusi con bottoni o lacci, l’uso delle mutande era quasi inesistente per le donne. In Italia, si trovano rare menzioni di braghesse, pantaloncini usati dalle cortigiane veneziane per ragioni igieniche e di decoro.
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Pregiudizi e resistenze all’uso delle mutande femminili
L’assenza di mutande femminili non era solo una questione di moda, ma derivava da pregiudizi culturali e religiosi. Rare tracce di indumenti intimi si trovano durante il XIV e XV secolo, ma col tempo finiscono con l’essere banditi dal guardaroba e dalle abitudini femminili perché simbolo del mestiere delle prostitute.

La Chiesa e la società del tempo vedevano nella biancheria intima un accessorio potenzialmente legato alla promiscuità e alla prostituzione. Le donne che tentavano di adottare questo tipo di abbigliamento potevano essere accusate di voler sovvertire l’ordine naturale delle cose. Da lì ad essere accusate di eresia o stregoneria il passo era breve!
La resistenza verso l’uso di biancheria intima femminile si mantenne a lungo. Fu solo nel XVIII e XIX secolo che le mutande divennero più diffuse, inizialmente tra le nobildonne e le ballerine, per garantire maggiore decoro nei movimenti. Tuttavia, fino all’Ottocento inoltrato, il loro utilizzo rimase facoltativo e spesso osteggiato.

Menuccia, pioniera di una moda del futuro
Nei miei romanzi Il Tesoro della Certosa e Codice d’Onore, ambientati a Napoli a metà del XVII secolo, Menuccia è una tessitrice di lino con una mentalità innovativa. A differenza delle sue contemporanee, lei accetta le notizie che arrivavano dalla lontana Parigi, comprende l’utilità delle mutande e le realizza con il suo lino più pregiato, chiamandole culottes, alla francese. Non solo le indossa, ma cerca anche di proporle alle donne del suo tempo, andando controcorrente rispetto ai dettami sociali.
Ho immaginato quindi il personaggio di Menuccia come capace di anticipare una tendenza che si affermerà solo nei secoli successivi. La sua scelta di produrre e indossare culottes non è solo un atto di praticità, ma anche un simbolo di emancipazione. Menuccia non si limita a seguire le convenzioni, ma le sfida con coraggio e determinazione. Affronta il vescovo di Capri, non esita davanti all’arcivescovo Filomarino, contrasta con decisione i nemici.

Il ruolo della biancheria nella libertà femminile
Se osserviamo la storia della moda, possiamo notare come l’introduzione della biancheria intima abbia segnato importanti cambiamenti per le donne. L’uso delle mutande ha consentito maggiore libertà di movimento, contribuendo all’indipendenza femminile in ambiti come il lavoro e lo sport. In un’epoca in cui tutto era regolato da norme rigide, la possibilità di scegliere cosa indossare diventava già di per sé un gesto rivoluzionario.
Menuccia, nei miei racconti, è una precorritrice di questa rivoluzione. Con le sue culottes, non si limita a introdurre un nuovo capo di abbigliamento, ma lancia un messaggio di indipendenza e autodeterminazione.
Conclusione
Le culottes di Menuccia nel XVII secolo sono una licenza narrativa, ma la sua figura rappresenta tutte quelle donne che, in ogni epoca, hanno avuto il coraggio di innovare. Attraverso la sua storia, possiamo riflettere su come la moda non sia solo un fatto estetico, ma anche un simbolo di cambiamento sociale e culturale.
E voi, cosa ne pensate? Credete che piccoli gesti di ribellione come quello di Menuccia possano davvero fare la differenza? Scrivetemi nei commenti!
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