Lo Scisma d'Occidente: Quando la Cristianità ebbe due Papi
Questo articolo è parte della serie di approfondimenti storici legati al mio romanzo “Ladislao Il Figlio del Re”, dedicato a Ladislao d’Angiò Durazzo. Per comprendere appieno le vicende del giovane re di Napoli, è fondamentale conoscere lo scenario storico che fece da sfondo alla sua ascesa: lo Scisma d’Occidente, una delle crisi più drammatiche nella storia della Chiesa.
Immaginate un’Europa medievale in cui i fedeli non sapevano più a quale papa rivolgersi per la salvezza della propria anima. Un’epoca in cui re e principi sceglievano il proprio pontefice come si sceglie una fazione politica, in cui scomuniche reciproche volavano da Roma ad Avignone, e in cui la stessa idea di unità cristiana sembrava sul punto di frantumarsi. Questo fu lo Scisma d’Occidente (1378-1417), quarant’anni di divisione che sconvolsero la Cristianità e che costituirono lo sfondo turbolento dell’ascesa di Ladislao d’Angiò Durazzo.

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La scintilla: il ritorno a Roma e l’elezione controversa
Per comprendere lo Scisma, dobbiamo fare un passo indietro. Dal 1309, i papi risiedevano ad Avignone, sotto l’ala protettiva (e il controllo) dei re di Francia. Questa “cattività avignonese” aveva minato il prestigio del papato, visto ormai come strumento della politica francese. Nel 1377, Gregorio XI riportò finalmente la sede papale a Roma, ma morì l’anno successivo.
Il conclave dell’aprile 1378 si svolse in un clima di tensione estrema. La folla romana, temendo l’elezione di un altro papa francese che avrebbe riportato la curia ad Avignone, circondò il Vaticano gridando: “Romano lo volemo, o almanco italiano!” I cardinali, intimoriti, elessero Bartolomeo Prignano, arcivescovo di Bari, che prese il nome di Urbano VI.
Ma qualcosa andò storto. Urbano VI si rivelò un pontefice dal carattere impossibile: irascibile, paranoico, violento nei modi e nelle parole. Insultava i cardinali in pubblico, minacciava di scomunica per questioni minime, arrivò persino a far torturare alcuni prelati sospettati di congiura. I cardinali francesi, maggioranza nel collegio, iniziarono a sostenere che l’elezione era stata invalida perché estorta sotto la minaccia della folla romana.

La rottura: due papi per una Chiesa
Nel settembre 1378, tredici cardinali si riunirono a Fondi, nel Regno di Napoli, e dichiararono nulla l’elezione di Urbano VI. Elessero quindi un nuovo papa: Roberto di Ginevra, che assunse il nome di Clemente VII. La Cristianità si trovò così con due papi, ciascuno dei quali rivendicava di essere il legittimo successore di Pietro, ciascuno con la propria curia, i propri cardinali, le proprie scomuniche.
La divisione seguì linee essenzialmente politiche. La Francia e i suoi alleati (Scozia, regni iberici della Corona d’Aragona, alcuni stati tedeschi) riconobbero Clemente VII, che si stabilì ad Avignone. Roma e l’Italia centrale, l’Inghilterra (nemica storica della Francia), gran parte della Germania e dell’Europa orientale rimasero fedeli a Urbano VI.
E il Regno di Napoli? Qui la situazione si complicò ulteriormente. La regina Giovanna I, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo, inizialmente sostenne Urbano VI, napoletano di nascita. Ma quando il papa si rivelò ostile ai suoi interessi, passò al campo clementino. Fu una scelta fatale: Urbano VI la dichiarò deposta e incoronò Carlo di Durazzo, cugino e rivale di Giovanna, come nuovo re di Napoli. Proprio da questo Carlo III discenderà Ladislao, il protagonista del nostro romanzo.

Il Regno di Napoli: campo di battaglia dello Scisma
Il Regno di Napoli divenne uno dei principali teatri dello scontro tra le due obbedienze. Non si trattava solo di una questione spirituale: controllare Napoli significava dominare il Mezzogiorno d’Italia, punto strategico fondamentale per entrambi i papi. La posizione geografica del regno, la sua ricchezza, la forza militare che poteva esprimere, ne facevano un alleato prezioso o un nemico pericoloso.
Ladislao crebbe in questo ambiente di conflitto permanente. Suo padre Carlo III era campione dell’obbedienza romana, ma dovette combattere prima contro Giovanna I e poi contro Luigi d’Angiò, pretendente al trono napoletano sostenuto dal papa avignonese.
Quando Ladislao… Beh arrivati a questo punto entriamo nel cuore del mio romanzo e non posso che invitarvi a leggerlo. Per chi fosse interessato esclusivamente ai fatti storici ci sono testi ben più autorevoli dei miei, cui rinvio. A chi interessa il romanzo posso anticipare che il giovane re seppe trasformare questa situazione di crisi in opportunità. Già in questo primo volume mostrerò come con il suo pragmatismo politico, Ladislao seppe navigare in queste acque torbide e mentre i due papi si combattevano, indebolendo l’autorità pontificia, poté espandere il proprio potere.
L’eredità dello Scisma nell’epoca di Ladislao
Per comprendere Ladislao e il suo tempo, lo Scisma d’Occidente non può essere considerato solo uno sfondo. Fu il contesto che plasmò la sua visione del mondo, le sue strategie politiche, la sua stessa concezione del potere. In un’epoca in cui l’autorità spirituale suprema era divisa e contestata, i sovrani secolari come Ladislao poterono affermare la propria autonomia come mai prima.

Il giovane re di Napoli fu figlio di questa crisi. La sua spregiudicatezza politica, la sua abilità nel cambiar bandiera secondo convenienza, il suo espansionismo aggressivo – tutti elementi che vedremo meglio nel secondo volume di questa saga -: tutto questo fu possibile grazie al vuoto di potere creato dallo Scisma. In tempi normali, un papa forte avrebbe potuto fermarlo con una scomunica. Ma quale scomunica temere quando c’erano due – e per un periodo addirittura tre – papi che si scomunicavano a vicenda?
Nel mio romanzo “Ladislao Il Figlio del Re”, ho cercato di restituire questa atmosfera di precarietà morale e spirituale, il senso di un mondo in cui le certezze medievali stavano crollando mentre il nuovo ancora non era nato. Ladislao non fu solo un re guerriero e conquistatore: fu l’incarnazione di un’epoca di transizione, in cui la politica si emancipava dalla religione e in cui il potere cercava nuove forme di legittimazione.
Lo Scisma d’Occidente ci ricorda che anche le istituzioni apparentemente più solide possono attraversare crisi profonde, e che proprio da queste crisi possono emergere figure straordinarie, capaci di trasformare il caos in opportunità. Ladislao fu una di queste figure, e la sua storia non può essere compresa senza conoscere il grande dramma spirituale che sconvolse il suo tempo.
Nel prossimo articolo esploreremo la Napoli del Trecento, teatro delle gesta di Ladislao: una città sospesa tra splendore e miseria, tra cosmopolitismo mediterraneo e violenza feudale. Una capitale che il giovane re sognò di trasformare nel centro di un impero italiano. Forse però vi ho già detto troppo!
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