Monte e banco dei poveri - Napoli 1615 - documento originale

Le fedi di credito nella Napoli del ‘600

Le fedi di credito nella Napoli del ‘600

I miei romanzi ai Raggi X

Fede Di Credito – Monte e Banco dei Poveri nel Sacro Nome di Dio, Napoli 1615
Fede Di Credito – Monte e Banco dei Poveri nel Sacro Nome di Dio, Napoli

Uno degli elementi su cui, nel mio romanzo “Alla Corte di Masaniello”, il protagonista Lorenzo basa le sue indagini è rappresentato dall’esame di alcune fedi di credito.

La “circolazione” del credito

L’invenzione della fede di credito rappresenta uno degli elementi che hanno caratterizzato l’evoluzione e lo sviluppo della società moderna.

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Era un piccolo foglio di carta autenticato e garantito dalla banca, universalmente riconosciuto, girabile a terzi e corredato da una causale descrittiva, molto spesso specifica e accurata. Rivoluzionò il modo di spendere il denaro e consentì una circolazione tracciabile e descrittiva dei beni come mai prima nella storia.

Fede di credito - Monte di pietà - Napoli 1649
Fede di credito – Monte di pietà – Napoli 1649

 

 

I Banchi Pubblici

A emettere le fedi di credito nella Napoli del ‘600 erano i sette banchi pubblici di deposito e prestito nati in città nel corso del secolo precedente. I banchi appartenevano a due Monti di pegno (Monte di Pietà e Monte dei Poveri); a quattro ospedali (Incurabili, S. Eligio, S. Giacomo e Vittoria, SS. Annunziata), e a un Conservatorio femminile. A loro si aggiunse nel 1640 il Banco del Santissimo Salvatore, l’unico a perseguire fin dalle origini fini di lucro. Questi banchi, dopo alterne vicende, confluirono nel 1809 nel Banco delle Due Sicilie e poi, con l’Unità, nel Banco di Napoli.

Interno del Monte di Pietà in via S. Biagio dei Librai
Interno del Monte di Pietà in via S. Biagio dei Librai
Il Monte di Pietà

In particolare il Monte di Pietà, presso il quale Lorenzo svolge le sue ricerche, era nato inizialmente per contrastare l’usura che dilagava in città. Accettava beni e preziosi solo a scopo di beneficenza, senza guadagno. Le vicende storiche successive, come la crisi monetaria del 1622, spinsero il “pegno fruttifero”. Impiegata, in un primo momento, solo per i pagamenti condizionati o vincolati, la fede di credito, comunemente chiamata bancale, si diffuse nel momento in cui si iniziò a concedere al depositante la possibilità di farvi annotare oltre la causa, anche i successivi versamenti e prelevamenti e le girate a terzi. 

Così il documento continuava a circolare liberamente fino alla presentazione per l’incasso. Questo sistema consentiva peraltro al Monte di tenere in piedi e incrementare le attività benefiche, come le elargizioni a famiglie indigenti o la costituzione di dote per le ragazze povere o destinate a entrare nei conventi. Le fedi di credito erano anche usate per il riscatto di prigioni per debiti o di schiavi barbareschi.

Archivio del Banco di Napoli
Archivio del Banco di Napoli
Il funzionamento

Materialmente, ciascun depositante era intestatario di un conto in una pagina del Libro Maggiore, o Mastro. Ciascun conto presentava una sezione del dare e dell’avere, in cui si registravano addebiti e accrediti.

Il Libro Maggiore funzionava quindi da partita doppia, e le fedi di credito erano ogni volta sottoposte a controlli da parte di funzionari a ciò delegati. Solo dopo che se ne era riconosciuta la regolarità, venivano accreditate, pagate ed estinte. Dopo di che la fede di credito veniva conservata, infilzata per giornata e appesa al soffitto. Così rimaneva a disposizione di eventuali richieste o controlli. Come quelle che nota Lorenzo sulla sua testa in una delle stanze del palazzo di via S. Biagio dei Librai.

Fino a Settecento inoltrato venivano anche ricopiate da uno degli impiegati del banco, il giornalista, in appositi registri, o Giornali Copiapolizze.  Questi erano di banco o di cassa, a seconda che fossero state accreditate a un conto esistente nel Banco senza fuoriuscita materiale di danaro, oppure pagate in contanti.

 

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