Le fedi di credito nella Napoli del ‘600
I miei romanzi ai Raggi X

Uno degli elementi su cui, nel mio romanzo “Alla Corte di Masaniello”, il protagonista Lorenzo basa le sue indagini è rappresentato dall’esame di alcune fedi di credito.
La “circolazione” del credito
L’invenzione della fede di credito rappresenta uno degli elementi che hanno caratterizzato l’evoluzione e lo sviluppo della società moderna.
Prologo completo + Mappa 1399 + Newsletter esclusiva
Era un piccolo foglio di carta autenticato e garantito dalla banca, universalmente riconosciuto, girabile a terzi e corredato da una causale descrittiva, molto spesso specifica e accurata. Rivoluzionò il modo di spendere il denaro e consentì una circolazione tracciabile e descrittiva dei beni come mai prima nella storia.

I Banchi Pubblici
A emettere le fedi di credito nella Napoli del ‘600 erano i sette banchi pubblici di deposito e prestito nati in città nel corso del secolo precedente. I banchi appartenevano a due Monti di pegno (Monte di Pietà e Monte dei Poveri); a quattro ospedali (Incurabili, S. Eligio, S. Giacomo e Vittoria, SS. Annunziata), e a un Conservatorio femminile. A loro si aggiunse nel 1640 il Banco del Santissimo Salvatore, l’unico a perseguire fin dalle origini fini di lucro. Questi banchi, dopo alterne vicende, confluirono nel 1809 nel Banco delle Due Sicilie e poi, con l’Unità, nel Banco di Napoli.

Il Monte di Pietà
In particolare il Monte di Pietà, presso il quale Lorenzo svolge le sue ricerche, era nato inizialmente per contrastare l’usura che dilagava in città. Accettava beni e preziosi solo a scopo di beneficenza, senza guadagno. Le vicende storiche successive, come la crisi monetaria del 1622, spinsero il “pegno fruttifero”. Impiegata, in un primo momento, solo per i pagamenti condizionati o vincolati, la fede di credito, comunemente chiamata bancale, si diffuse nel momento in cui si iniziò a concedere al depositante la possibilità di farvi annotare oltre la causa, anche i successivi versamenti e prelevamenti e le girate a terzi.
Così il documento continuava a circolare liberamente fino alla presentazione per l’incasso. Questo sistema consentiva peraltro al Monte di tenere in piedi e incrementare le attività benefiche, come le elargizioni a famiglie indigenti o la costituzione di dote per le ragazze povere o destinate a entrare nei conventi. Le fedi di credito erano anche usate per il riscatto di prigioni per debiti o di schiavi barbareschi.

Il funzionamento
Materialmente, ciascun depositante era intestatario di un conto in una pagina del Libro Maggiore, o Mastro. Ciascun conto presentava una sezione del dare e dell’avere, in cui si registravano addebiti e accrediti.
Il Libro Maggiore funzionava quindi da partita doppia, e le fedi di credito erano ogni volta sottoposte a controlli da parte di funzionari a ciò delegati. Solo dopo che se ne era riconosciuta la regolarità, venivano accreditate, pagate ed estinte. Dopo di che la fede di credito veniva conservata, infilzata per giornata e appesa al soffitto. Così rimaneva a disposizione di eventuali richieste o controlli. Come quelle che nota Lorenzo sulla sua testa in una delle stanze del palazzo di via S. Biagio dei Librai.
Fino a Settecento inoltrato venivano anche ricopiate da uno degli impiegati del banco, il giornalista, in appositi registri, o Giornali Copiapolizze. Questi erano di banco o di cassa, a seconda che fossero state accreditate a un conto esistente nel Banco senza fuoriuscita materiale di danaro, oppure pagate in contanti.
📚 Ti è piaciuto l'articolo?
🎁 Scopri Ladislao - Leggi il Primo Capitolo GRATISPrologo + Mappa 1399 + Newsletter con retroscena storici


Aggiungi un commento