Un intruso al Campania Libri Festival
Palazzo Reale di Napoli, 2-4 ottobre.
Tre giorni in uno dei luoghi più belli d’Italia, con ingresso gratuito e un pubblico numeroso: scolaresche al mattino, famiglie, ragazzi, passanti attratti più dalla cornice che dai libri. In mezzo a una selva di stand di case editrici, io: un autore indipendente. Un intruso, appunto.
Come ci sono arrivato.
Il Campania Libri Festival, per quanto ho potuto capire, non accoglie gli autori self come espositori singoli: gli spazi sono pensati per gli editori. Sono entrato grazie a Muziki Music Studio, una delle poche realtà che ha portato autori indipendenti a Palazzo Reale. A loro un grazie sincero, per questa opportunità.
Com’è andata.
Ho presentato i miei romanzi storici venerdì pomeriggio e ho tenuto lo stand per tre giorni. Ho venduto cinque copie de Il Segreto del Monzù. Non è un numero che ripaga le spese, e non lo nascondo. Ma racconta qualcosa. Lo stand era allestito su un tema horror e dark, accanto all’area del Romance Book Party e a un flusso di giovanissimi. In quel contesto i miei libri si confondevano, e l’unico titolo che ha trovato lettori è stato quello con la copertina più scura e noir. Credo che, in un contesto più adatto e con un allestimento meno marcato, il risultato sarebbe stato migliore, e forse avrebbero trovato lettori anche gli altri titoli.
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Il pregiudizio.
Al festival ho incontrato interesse e curiosità. Ho trovato anche, in modo esplicito, una porta chiusa: una referente di un’associazione di promozione libraria mi ha detto che non può collaborare con autori senza casa editrice, perché l’assenza di una distribuzione tradizionale e il ricorso ad Amazon rendono tutto più difficile. Capisco la logica di chi lavora con gli editori. Ma non la condivido del tutto.
Chi pubblica in autonomia, e lo fa seriamente, svolge da solo il lavoro di una piccola casa editrice: ricerca, editing, copertina, impaginazione, stampa, promozione, rapporti con le librerie. Un marchio editoriale non è di per sé garanzia di qualità, così come l’assenza di un marchio non è un difetto. Esistono libri self che reggono il confronto con molta produzione che passa da un editore, e libri editi che non lo reggono.
Non chiedo corsie preferenziali. Chiedo di essere giudicato sui libri e sul lavoro, non sull’etichetta.
Ci riproverò.
Intanto grazie a chi è passato allo stand, a chi ha portato un libro da firmare e a chi ha ascoltato la presentazione.
Giovanni Nocella – Cronache Partenopee
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